La città di Londra, capitale incontrastata del Regno Unito, rappresenta senza dubbio l’essenza del melting-pot in Europa, accumunando al suo interno differenti etnie, religioni e culture provenienti da tutti i diversi continenti.
All’interno della melting-pot londinese, la folta e costante presenza di italiani (si stimano in almeno 500.000 gli italiani residenti nel Regno Unito ad aprile 2016, di cui 250.000 solo a Londra[1]) per ragioni di studio ma soprattutto di business, ha rappresentato senza dubbio il miglior viatico per la diffusione nel Regno Unito di numerosi settori imprenditoriali di successo, alcuni senz’altro collegati alle abitudini ed alle tradizioni introdotte dai numerosi immigrati provenienti dal Belpaese negli ultimi 60 anni.
La richiesta delle eccellenze produttive italiane ha garantito riscontri positivi non solo nel settore dei beni di lusso e dell’automotive, bensì anche nei settori dell’abbigliamento di tendenza, della produzione agroalimentare e dell’arredamento (comunemente note come le F, ossia Fashion, Food and Furniture), grazie ad una richiesta in contante sviluppo basata non solo sulla percezione del marchio, ma soprattutto della sulla riconoscibilità del prodotto, tale da rendere il mercato britannico uno dei più maturi per la produzione italiana[2].
Al termine del 2015, i dati riscontrati in tema di export italiano verso il Regno Unito, registravano un volume d’affari pari a circa 21 miliardi di euro, in aumento del 18% rispetto al 2010, in cui il settore dell’automotive raggiungeva un volume d’affari pari a 2 miliardi di euro, il settore dell’abbigliamento un volume d’affari di circa un miliardo di euro ed il settore agroalimentare un volume d’affari di circa 833 milioni di euro; interessante anche il dato relativo all’origine delle esportazioni italiane nel Regno Unito, ove si scopre che ben il 63% proviene dalle principali regioni del nord Italia, Piemonte, Lombardia, veneto ed Emilia Romagna[3].
Oltre ai citati settori, tuttavia, la produzione made in Italy ha riscontrato importanti conferme anche nell’ambito della meccanica e della tecnologia, le cui esportazioni hanno raggiunto un volume d’affari di 2 miliardi di euro, nonché nel settore della farmaceutica, con l’esportazione di prodotti a scopo farmaceutico per un controvalore di circa 970 milioni di euro.
Tralasciando i settori direttamente collegati alla produzione made in Italy, invece, la città di Londra negli ultimi anni ha confermato il proprio ruolo di leader Europeo in due settori fondamentali per il futuro sviluppo economico internazionale, il settore finanziario ed il settore high-tech e dello sviluppo software.
Riconosciuta unanimemente come la capitale mondiale della finanza già a partire dal 2014, l’industria finanziaria della City ha tratto un importante vantaggio dal contesto economico, dalla qualità della forza lavoro, dallo sviluppo delle infrastrutture e del comparto tecnologico e dai convincenti incentivi fiscali proposti dal Governo britannico, confermando tale status nell’ultimo biennio; la presenza nella City di tutti i principali decisions-maker della finanza mondiale, dagli istituti di credito ai fondi d’investimento alla famosissima London Stock Exchange, rappresenta l’ennesima conferma di tale tendenza.
Relativamente al clamoroso sviluppo del settore dell’industria digitale a Londra, l’importanza delle risorse umane a disposizione nel territorio ed i numerosi incentivi volti a favorire lo sviluppo del settore proposti dal governo locale, ha reso possibile lo sviluppo, nell’ultimo decennio, del polo londinese di Shoreditch, quartiere ai margini della City che rappresenta oramai il principale concorrente della Silicon Valley californiana grazie alla presenza delle principali software house mondiali ed alla presenza di oltre 35mila start-up impegnate nel settore.
La presenza dei principali istituti finanziari, dei fondi d’investimento e di numerose start-up innovative ha certamente agevolato un nuovo filone imprenditoriale comunemente noto come fin-tech, settore nato appunto da una fusione tra il mondo dei servizi finanziari ed il mondo dei servizi high-tech che si occupa delle ricerca di soluzioni, strumenti e applicazioni innovative applicabili ai servizi bancari e finanziari e finalizzate a facilitare la fruizione di tali servizi da parte dei numerosi utenti; attualmente, con quasi 3 miliardi di investimenti a livello globale in iniziative di tecnologia finanziaria ed un settore registrato in vertiginosa crescita nell’ultimo quinquennio, la fin-tech rappresenta allo stesso tempo una delle sfide più interessanti e redditizie che la City londinese si appresta ad intraprendere.